Nella Bella Verona...


La celebre tragedia di William Shakespeare, forse la più commovente storia d’amore mai scritta, trova le sue radici proprio in territorio italiano, nei primi del Cinquecento.

Il conte vicentino Luigi Da Porto, soldato della Repubblica Veneta ritiratosi dalla vita militare a causa di una ferita, compone, intorno al 1520, una novella che ha per trama la tragica storia di due innamorati ambientata proprio nella città di Verona, così intitolata:

“Historia Novellamente Ritrovata di due giovani Amanti: Con la loro pietosa morte: Intervenuta già nella Città di Verona. Nel tempo del Signor Bartolomeo dalla Scala.”

Il Da Porto comporrà altre opere durante la sua vita ma solo questa verrà ricordata. Nel suo componimento, dove descrive la storia con ricchezza di particolari, dichiara di averla sentita da un suo arciere, un certo Pellegrino da Verona, mentre era capitano di cavalleggeri in Friuli, il quale raccontò di averla letta in antiche cronache redatte al tempo di Bartolomeo I della Scala (1303-1304).

Come giunse questa novella del Da Porto nelle mani del grande Shakespeare lo possiamo solo ipotizzare, seguendo però un preciso e significativo percorso…
Il racconto venne ripreso da Matteo Bandello nel 1559, che visse a Verona proprio nel 1529, il quale, affermando di averlo sentito da un arciere chiamato Pellegrino da Verona, ammette indirettamente il plagio dell’opera del Da Porto.

Proprio l’opera del Bandello, “Le Novelle”, farà la fortuna all’estero del racconto di Romeo e Giulietta, così che nel 1559, quando il Bandello è vescovo di Agen (Francia), Pierre Boisteau traduce il racconto in francese con il titolo di “Histories tragiques extraites des Oeuvres de Bandel". Qui divenne fonte d’ispirazione per altri scrittori. Si arriva così, alla trasposizione dell’opera in lingua inglese di Arthur Brooke del 1562 intitolata “The Tragicall Historye of Romeus and Juliet” e alla traduzione in inglese dell’opera di P. Boisteau, di William Painter del 1566 che si ipotizzano essere le due fonti dirette di William Shakespeare, il quale sembra non fosse né mai stato in Italia e nemmeno che conoscesse la nostra lingua.

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